Smile Sharing

Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

Atypical

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Un giorno sulla mia home di facebook mi è comparso questo trailer. La storia mi attirava, mi dissi che lo avrei visto e così è stato.

In soldoni (e senza spoiler) è una serie di Netflix che racconta la storia del diciottenne Sam che ha deciso di trovarsi una ragazza. Niente di “atipico” se non fosse per il fatto che Sam ha una forma di “autismo ad alto funzionamento” (in cui, cioè, non vi è una forte compromissione delle capacità sociali e d’interazione).

La serie riesce con molta dolcezza ed ironia a cimentare lo spettatore nel mondo così come appare ad un ragazzo autistico, pieno di interpretazioni troppo soggettive e poco chiare, ma che tuttavia non toglie al protagonista la sensazione di aver bisogno d’amore e di volerlo cercare nonostante le difficoltà.

L’aspetto particolare della serie per me è stato quello di sentirmi molto simile a Sam e la stessa somiglianza l’ho vista negli altri personaggi, sebbene ognuno di loro si sentisse molto lontano da quel mondo.

Oggi l’autismo fa paura: se si vuol dire che qualcosa è pericoloso si dice che fa venire l’autismo (inutile dire che è una sciocchezza senza fondamento), se c’è un motivo per cui vale la pena far cambiare scuola al proprio figlio è la presenza di un bambino autistico (scostumati, bulli, indisciplinati, volgari si, ma autistico no), i compleanni sono belli ma non se il festeggiato è autistico. Più o meno queste sono le storie riportate sui giornali.

Ora, lungi da me voler iniziare una discussione su quanto siamo capaci di essere gratuitamente cattivi, il punto è decisamente un altro: chiunque tu sia ci sarà sempre qualcosa che alla maggior parte delle persone riesce spontaneo mentre per te è qualcosa di innaturale, che sia ballare, stringere amicizia, leggere in pubblico, rispondere al telefono, dichiararsi, cucinare, risolvere equazioni, disegnare, parlare un’altra lingua…

E nonostante tutto, per quanto tu possa sentirti la persona meno adatta alle relazioni sociali, sentirai il bisogno d’amare e di essere amato, e sarà proprio questa sensazione a spingerti a metterti in gioco e a sopportare una serie di delusioni e fallimenti pur di raggiungere lo scopo.

C’è forse bisogno di essere autistici per capire questo concetto?

Le relazioni sono complicate e spesso dolorose, tutti soffriamo e siamo causa di sofferenza per altri, e forse la soluzione sta nello smettere di avere paura di poterci fal male, di stare sulla difensiva o attaccare per primi e cominciare ad essere più gentili, sempre e comunque.

Pare che nell’autismo ci sia una riduzione dei neuroni specchio che consentono di apprendere per imitazione il meccanismo delle relazioni sociali fin dall’infanzia, e ciò causa la mancanza di empatia (capacità di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d’animo di un’altra persona) da parte del soggetto autistico.

Tuttavia, ritornando agli articoli di giornale e guaradandomi intorno ho l’impressione che la mancanza di empatia sia piuttosto diffusa anche tra persone che di autistico hanno ben poco. Una epidemica degenerazione dei neuroni specchio? Spero di no.

Concludo questa riflessione con una citazione del buon Vittorio Arrigoni che dalla Striscia di Gaza ci raccomandava

“Restiamo umani, anche quando intorno a noi l’umanità pare si perda”

Detto ciò, guardatevi questa serie che ne vale la pena.

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