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Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso

POST DI SIMONE PAGANO, UN RAGAZZO CHE AIUTO’ UNA BAMBINA A SCOPRIRE IL MONDO FUORI DALLE FAVELAS

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Riportiamo fedelmente il post di un ragazzo, Simone Pagano, ritrovato su facebook. Leggendolo ci siamo ricordati di una strofa di una canzone di Domenico Modugno che diceva:

Forse un angelo, vestito da passante, mi porto via dicendomi cosi “Meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso…”

In questa storia non si è ancora ben capito chi dei due sia l’angelo…Non aggiungiamo altro perché pensiamo che il suo racconto e la sua foto bastino ed avanzino. Questo è il link presso cui potete leggere il post originale.

“Ieri all’una di notte stavo tornando a casa quando ho visto questa bambina dormire vicino ad un albero sul cemento.
Mi sono acceso una sigaretta e per cinque minuti buoni l’ho fissata.
Non so cosa mi abbia spinto a farlo, ma l’ho svegliata.
Lei si è presa paura, tanta, mi ci sono voluti dieci minuti buoni per tranquillizzarla anche perché non ho ancora, quasi niente, imparato il portoghese.
Si chiama Milena.
A Porto Seguro non capita spesso di incontrare bambini o persone delle favelas perché distano parecchi chilometri da qua.
Dopo averla tranquillizzata le ho chiesto se voleva farsi una doccia e mangiare qualcosa, alla parola mangiare si è alzata in piedi e ha annuito subito.
Sotto la luce del lampione l’ho vista bene.
Aveva i capelli sudici, la pelle piena di croste, i piedi martoriati, due occhi spenti e affamati.
Cominciamo a camminare verso casa mia e le chiedo quanti anni ha e come mai era lì tutta da sola.
Mi risponde che ha quasi 6 anni e che è scappata da casa.
Le chiedo dove sono la sua mamma e il suo papà.
La mamma è morta e appena sente la parola Papà, giuro su Dio, nei suoi occhi vedo il terrore.
Dopo 5 minuti arriviamo a casa, la faccio entrare in bagno, vedo che è spaesata completamente.
Sulla sua schiena vedo ematomi e cicatrici.
Le do lo shampoo e il bagnoschiuma ed esco.
Dopo venti minuti esce dal bagno col suo vestito sporco e strappato.
Le do una mia maglietta che le arriva fin sotto i piedi.
Apro il frigo e le chiedo cosa vuole, lei con timidezza mi indica il prosciutto.
In 20 minuti buoni mi ha svuotato il frigo.
E per la prima volta in vita sua ha assaggiato la Nutella.
Ci sediamo sul letto e con l aiuto del traduttore le chiedo di raccontarmi cosa ci fa qua tutta sola.
Mi dice che una settimana fa è scappata dalla favelas e dopo tre giorni di viaggio a piedi senza mangiare è arrivata qua.
Mi dice che ha paura che suo padre la cerchi per riportarla a casa.
Al terzo sbadiglio si corica nel letto e comincia a dormire.
Mi siedo su una sedia accanto a lei e fumandomi un pacchetto intero la fisso per tutta la notte.
Sul comodino vedo il mio iPad, 800 euro, e mi vergogno di me stesso.
Lo prendo e comincio a cercare su internet orfanotrofi, scuole, case famiglie.
Ormai noi sottovalutiamo internet, possiamo sapere tutto quello che vogliamo in un attimo, possiamo cercare un hotel a Mosca, possiamo sapere quanti gradi ci sono a Detroit, possiamo sapere cosa mangiare a Sidney, e sebbene possiamo essere informati su tutto, molte volte, decidiamo di stare a casa e non vedere il mondo coi nostri occhi.
Lei invece non poteva sapere niente, non sapeva che esiste Mosca, Detroit, Sidney.
Non sapeva che c’è un mondo meraviglioso fuori dalla sua favelas.
Non sapeva che esistono rubinetti dai quali si può bere acqua buona, o scuole dove poter imparare la storia, la matematica, la vita.
Eppure Milena aveva la speranza che fuori dal suo orribile piccolo mondo ci fosse un mondo più bello e quindi è partita.
Ho visto in una sola bimba il coraggio che non riescono a raggiungere milioni e milioni di persone.
Dopo un po’ d’ore si sveglia e mi guarda, mi sorride e mi dice “obrigado”. Grazie.
In quel momento avrei voluto adottarla e portarmela in Italia.
Ho guardato cosa bisogna fare per adottare qua in Brasile e sono rimasto sbigottito dalla burocrazia e i tempi che ci vogliono.
Inoltre mi mancavano parecchi requisiti e ottenere l’adozione sarebbe stato praticamente impossibile per me.
Poi ho pensato che ho 24 anni e non mi sento ancora in grado di poter essere un buon padre, vivo coi miei genitori e, non voglio pesare sulle loro spalle per una scelta mia, per quanto credo fermamente che siano i primi ad assecondarmi.
E poi non volevo neanche far incazzare Salvini che nell’ultimo periodo l’ho visto un po’ imbruttito.
Mi sono preso un po’ di tempo per decidere cosa fare e nel mentre siamo andati per negozi, le ho comprato delle ciabatte, 10 paia di mutande, 5 vestitini, due paia di pantaloni, 5 magliette, una spazzola, il dentifricio, lo spazzolino, il bagnoschiuma, il deodorante, uno zainetto e un braccialetto uguale al mio.
Non riesco a descrivere il modo in cui mi ha guardato.
Con più o meno i soldi di una cena con gli amici mi sono guadagnato il sorriso più bello del mondo.
Teneva stretto il suo zainetto come se fosse la cosa più preziosa al mondo.
Dopo aver mangiato un gelato le chiedo se le sarebbe piaciuto andare a vivere in una casa grande con altri bambini e dove avrebbe potuto andare a scuola, lei si alza e mi salta addosso abbracciandomi e dicendomi “Obrigado obrigado obrigado”. Un laccio al cuore.
Abbiamo preso il taxi e siamo andati fino a Casa Vo’ Jurema, ad Arraial d’Ajuda, una casa famiglia fondata nel 1998 da una signora, che ha vissuto fino a 15 anni nelle favelas e che non ha mai ricevuto un aiuto ne dallo stato di Bahia ne dal governo.
È un ambiente carinissimo e con 30 bambini anche più piccoli di Milena.
È stato davvero emozionante vedere su i loro piccoli visi un sorriso enorme di chi sta conoscendo la vita vera e non l’inferno che ha vissuto fino a poco tempo fa.
Questa casa ha comunque bisogno di soldi per poter migliorare i propri servizi e pagare le cure ai bambini malati.
Chiunque leggesse questo stato vorrei che guardasse in cuor suo e pensasse a quanto siano futili 10 euro per il prosequio della propria vita e quanto possano significare, invece, 30 Reais per questi bambini.
Con i soldi che noi spendiamo per una maglietta da H&M, o per due pacchetti di Lucky Strike, o per una schedina che tanto non sarà mai vincente, questi bambini riescono ad ottenere un pasto caldo, un letto confortevole dove dormire, delle cure per guarire da una malattia.
Donare è molto semplice, basta andare su casavojurema.org andare sul punto di domanda e donare tramite qualsiasi carta di credito, postpay, paypal.
Probabilmente dopo averlo fatto non piangerete di gioia come ho fatto io, non vi sentirete dire da Milena “Eu te amo”, non riceverete un abbraccio forte da tutti questi bambini ma vi sentirete persone migliori.
Per Natale fate un regalo anche a voi stessi, donate un sorriso a questi bambini.
A me è bastato l’abbraccio di questa bellissima bimba a far trasformare un giorno normale, nel giorno più bella della mia vita.”

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